'CARO' STATO, QUANTO CONTINUI A COSTARCI! Ancora una volta le PMI dovranno pagare per i tagli dei trasferimenti ai comuni, per l'aumento delle addizionali....

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"La situazione che si sta profilando, non è per niente rassicurante. Ancora troppe incertezze, troppi dubbi e in questo momento le imprese hanno bisogno di stabilità. Inoltre il clima tra gli imprenditori è molto teso… se per il decreto Salva Roma ancora una volta si va a parare sui piccoli piccolissimi imprenditori, la preoccupazione è del tutto giustificata. Non volevamo essere profetici ambasciatori dell’ennesima possibilità di aumento della tassazione a scapito di chi produce, di chi offre lavoro, di chi pur nelle difficoltà, continua a tenere le redini del mondo produttivo. Tutto questo si traduce in un appello accorato ai sindaci dei nostri comuni, affinché non facciano ricadere ancora una volta su di noi, gli interventi per sanare la spesa pubblica", commenta Gastaldi.

LA RICOGNIZIONE SULLO STATO DI 'SALUTE' DELLE CASSE COMUNALI... 

Negli ultimi anni le Amministrazioni locali sono state chiamati a sacrificare risorse per il risanamento e la sostenibilità dei conti pubblici nazionali. Ciò ha comportato la riduzione dei trasferimenti e l’inasprimento dei vincoli del Patto di stabilità.

 

Rispetto al 2010, i Comuni della provincia di Padova nel 2014 hanno subìto una riduzione dei trasferimenti di oltre 84 milioni di euro, pari al -44,1%. L’impatto dei tagli è stato più rilevante nelle realtà territoriali che presentano un maggior numero di Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.

Il valore più negativo si riscontra per Padova Metropolitana, che perde quasi il 55% dei trasferimenti rispetto al 2010; i tagli delle recenti manovre risultano invece relativamente meno pesanti nel Conselvano e nel Montagnanese (-25% circa). Ai crescenti vincoli imposti dal Patto di stabilità interno, i Comuni hanno tendenzialmente risposto salvaguardando le spese correnti e penalizzando le spese d’investimento.

 

Le politiche fiscali dei Comuni della provincia di Padova

La riduzione dei trasferimenti e le crescenti rigidità dei bilanci locali hanno spinto molti Comuni a innalzare il livello delle aliquote delle imposte locali.

In provincia di Padova, l’aliquota media dell’IMU sugli immobili produttivi e commerciali (capannoni, negozi, fabbriche, uffici, alberghi, nonché seconde case) è passata dall’8,18 per mille nel 2012 all’8,38 per mille nel 2013. Il livello delle aliquote medie è maggiore nei Comuni dell’Estense (8,72‰), mentre appare più contenuto nell’area del Camposampierese (7,90‰). L’aliquota IMU ordinaria nel 2013 è stata innalzata dal 19% dei Comuni padovani.

Nel 2013 i proprietari di abitazione principale non hanno pagato l’IMU, a eccezione dei contribuenti residenti nei Comuni che avevano deliberato un’aliquota superiore al 4 per mille, ai quali è stato chiesto un piccolo conguaglio (c.d. "mini IMU”). In ogni caso, si nota una tendenza all’aumento anche dell’IMU sulla prima casa che nel Padovano è passata dal 4,37 per mille nel 2012 al 4,43 per mille nel 2013 (aliquota incrementata dal 9% dei Comuni padovani).

Negli ultimi anni si registra una tendenza all’incremento dell’addizionale IRPEF da parte dei Comuni della provincia di Padova. L’aliquota media è infatti cresciuta dallo 0,42% nel 2011 allo 0,6% nel 2013 . L’Area Terme, il Piovese e il Conselvano fanno registrare un’aliquota media superiore allo 0,7%; diversamente, emerge lo scaso utilizzo di questa leva fiscale da parte dei Comuni del Cittadellese (0,3%). Nel 2013 quasi un Comune padovano su quattro ha infatti deliberato un incremento dell’addizionale IRPEF rispetto all’anno precedente.

 

Il debutto della TASI e gli effetti per le imprese padovane

Le prospettive per il 2014 sono strettamente correlate al debutto della IUC, la nuova tassa comunale che si articola in due componenti, TARI e TASI, destinate rispettivamente a coprire il costo del servizio asporto rifiuti e a finanziare i servizi indivisibili dei Comuni. Anche alla luce delle recenti modifiche contenute nel "Salva Roma” (vale a dire, la facoltà per i Comuni di aumentare dello 0,8% l’aliquota massima per finanziare gli sconti sulle abitazioni principali), si profila il rischio di un ulteriore aumento della tassazione sugli immobili produttivi.