IL SISTRI BOCCIATO SENZA APPELLO DALLE IMPRESE. I RISULTATI DI UN SONDAGGIO CNA

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Due. E’ il voto che, in una scala da uno a dieci, le imprese assegnano al Sistri. E’ il risultato di una indagine condotta dal Centro Studi Cna. A infliggere la "condanna” un campione altamente rappresentativo di circa 1.700 imprese associate alla Confederazione, tutte soggette al sistema di controllo e tracciabilità dei rifiuti.

"I prossimi mesi sono segnati da una nuova scadenza importante che metterà a dura prova le imprese e il SISTRI stesso: fino al 31 dicembre, infatti, nonostante il SISTRI sia formalmente operativo è ancora in vita il precedente sistema cartaceo di gestione dei rifiuti che, in questi anni, ha garantito la possibilità di tracciare i rifiuti prodotti dalle imprese, secondo le disposizioni stabilite dall’Unione Europea. Dal primo gennaio, però, questa fase cosiddetta di "doppio regime” terminerà e il SISTRI (e le relative sanzioni) rimarrebbe l’unico strumento per tracciare i rifiuti speciali pericolosi”, precisa il presidente di CNA Padova Guerrino Gastaldi.

"Alla luce di questa scadenza bisogna necessariamente chiedersi se, a parte i costi e le complicazioni sostenuti dalle imprese, questo sistema sia veramente in grado di rispondere agli obiettivi ambientali e di legalità per cui è stato istituito; in caso contrario, le conseguenze per il Paese sarebbero gravissime, sia per il sistema economico che per la tutela del nostro territorio”, prosegue Gastaldi.

Va detto subito che, per l’82 per cento degli imprenditori coinvolti nella ricerca, la tracciabilità dei rifiuti è un obiettivo irrinunciabile. Purtroppo il Sistri è ritenuto del tutto inadeguato a garantire la tutela dell’ambiente dal 90 per cento delle imprese.

"La bocciatura del Sistri è totale. Gli imprenditori non ne salvano nulla. Aveva l’obiettivo di sostituire il precedente sistema cartaceo con uno strumento più avanzato tecnologicamente. Eppure alla funzionalità dei dispositivi e della piattaforma software del sistema”, prosegue il presidente della Confederazione padovana.

Stesso giudizio, pesantissimo, sulla gestione delle procedure. La valutazione media è molto bassa (2,2) e scaturisce dallo striminzito "uno” assegnato da quasi il 60 per cento delle imprese, dal "due” che infligge l’11 per cento del campione e dal "tre” arrivato dal 9 per cento di quanti hanno partecipato all’indagine.

Ancora peggiore, se possibile, è il voto sulla chiarezza e sull’applicabilità della normativa. In media rimane inchiodato al "due”. Dal dato disaggregato emerge che il 63 per cento esprime un "uno”, il 12 per cento si spinge fino a "due”, il 9 per cento a "tre”.

Il Sistri, oltre a non fornire vantaggi operativi, è costoso. Quasi tutte le imprese intervistate, infatti, hanno registrato oneri economici aggiuntivi dalla sua introduzione. Il 45 per cento di trasportatori e recuperatori/smaltitori hanno sostenuto nuovi costi superiori ai 10mila euro con punte oltre i 50mila euro.

Ma anche le imprese non obbligate a utilizzare il Sistri ne stanno soffrendo l’onerosità scaricata su tutto il sistema. Quasi la metà segnala aumenti dei prezzi applicati nel trasporto e nella gestione dei rifiuti o maggiori difficoltà procedurali nel conferimento ai trasportatori. Il 42 per cento ritiene che l’esclusione dal Sistri di alcune tipologie d’impresa non sia sufficiente a risolvere i problemi che il sistema continua a creare nel mondo imprenditoriale complessivo.

Non bastassero i costi economici, il Sistri alle imprese complica anche la vita: al 18 per cento ha rallentato l’attività ordinaria, al 14,6 per cento ha imposto l’utilizzo di personale aggiuntivo, al 12,6 l’impossibilità di completare la presa in carico dei rifiuti, in barba all’obiettivo di tutela ambientale.

 

IL SISTRI: UNA STORIA FALLIMENTARE

Il primo riferimento normativo che ha dato vita al SISTRI si ritrova nella Legge Finanziaria 2007 (Legge 27 dicembre 2006 n° 296, art. 1 comma 1116), che ha stanziato 5 milioni presso il Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di un sistema integrato per il controllo e la tracciabilità dei rifiuti.

Su iniziativa e proposta di Selex (Società di Finmeccanica), il Ministero dell’Ambiente istituisce in prima battuta il SISTRI con l’approvazione del DM 17 dicembre 2009, decreto che suscita fin dall’inizio forti perplessità. Un sistema che, a parte lo stanziamento iniziale, viene mantenuto in piedi da un sistema di contributi pagati annualmente dai soggetti obbligati.

Le inefficienze del sistema e le procedure difficilmente compatibili con le operazioni che concretamente le imprese devono rispettare per una corretta gestione dei rifiuti, hanno determinato, negli anni successivi, continue proroghe dell’avvio del sistema e circa 20 interventi legislativi (tra questi, anche una soppressione e una successiva re-introduzione).

L’11 maggio del 2011, tutte le organizzazioni imprenditoriali organizzano una giornata di sperimentazione del SISTRI. Il sistema mostra in maniera evidente tutte le sue criticità, informatiche e procedurali.

Nonostante ciò, il SISTRI va avanti, ma l’ambito di obbligatorietà viene via via ridotto: a ottobre 2013 vengono esclusi i rifiuti speciali non pericolosi e in aprile 2014, anche i produttori di rifiuti pericolosi fino a dieci dipendenti si "liberano” dal SISTRI. Tutta la fase del trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi, nonché i produttori con più di dieci dipendenti, rimane a oggi ancora obbligata ad aderire al sistema, nonostante le proteste delle imprese e le ombre anche giudiziarie che caratterizzano la stessa nascita del sistema stessa.

"I prossimi mesi sono segnati da una nuova scadenza importante che metterà a dura prova le imprese e il SISTRI stesso: fino al 31 dicembre, infatti, nonostante il SISTRI sia formalmente operativo è ancora in vita il precedente sistema cartaceo di gestione dei rifiuti che, in questi anni, ha garantito la possibilità di tracciare i rifiuti prodotti dalle imprese, secondo le disposizioni stabilite dall’Unione Europea. Dal primo gennaio, però, questa fase cosiddetta di "doppio regime” terminerà e il SISTRI (e le relative sanzioni) rimarrebbe l’unico strumento per tracciare i rifiuti speciali pericolosi”, preosegue Gastaldi.

"Alla luce di questa scadenza bisogna necessariamente chiedersi se, a parte i costi e le complicazioni sostenuti dalle imprese, questo sistema sia veramente in grado di rispondere agli obiettivi ambientali e di legalità per cui è stato istituito; in caso contrario, le conseguenze per il Paese sarebbero gravissime, sia per il sistema economico che per la tutela del nostro territorio”, chiude Gastaldi.