Studi di settore 2015. Un’altra stangata per le piccole imprese

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Fine luglio,
tempo di dichiarazioni, di presentazione di conti per le imprese e tempo di pagare tasse. Quest’anno c'è una brutta sorpresa. Gli studi di settore ci dicono che nel 2014 la crisi non c’è stata!
In particolare per alcuni settori come l’edilizia, l’impiantistica e l’autotrasporto i "correttivi anticrisi” degli studi di settore che l’Agenzia delle entrate ha eliminato a maggio e che l’anno scorso avevano permesso alle piccole imprese di limitare i danni della pressione fiscale, hanno prodotto un effetto devastante sugli importi da versare all’erario. 
Insomma, per il fisco il 2014 è stato un anno senza crisi. Un brutta sorpresa per tante imprese dell’artigianato che oggi si trovano a dover pagare le tasse su un reddito inesistente, ma presunto dagli studi di settore.
"E’ una mazzata che non ci aspettavamo. Dopo aver pagato l’IMU sui capannoni che è indeducibile, dopo aver pagato la TARI anche quando non produciamo rifiuti, adesso paghiamo le tasse su redditi che non abbiamo” stigmatizza Guerrino Gastaldi, presidente provinciale CNA Padova. 
Per avere alcuni riferimenti va detto che ci sono imprese con un reddito presunto maggiore del 10%. Con una imposizione tra IVA, IRPEF, INPS che si aggira tra il 60 e il 70%, alcune aziende, difronte a questo devastante risultato, stanno valutando la chiusura. 
"La crisi colpisce duro e sicuramente il 2014 non è stato un anno facile. Forse ci dimentichiamo che la compravendita di immobili e la loro costruzione hanno segnato nel 2014 il minimo storico? Forse dimentichiamo la selvaggia concorrenza estera e abusiva che colpisce le aziende dell’autotrasporto?”, continua Matteo Rettore direttore CNA di Padova.
"Di fronte a questi risultati, invitiamo gli imprenditori a riflettere sulle scelte fiscali da compiere. Per anni abbiamo chiesto di adeguarsi agli studi di settore. Oggi con forza invitiamo chi non è risultato congruo a non adeguarsi e denunciamo il mancato funzionamento degli studi di settore e gli obiettivi per cui sono stati introdotti non raggiunti”, prosegue Gastaldi.
A essere colpiti sono sempre i più piccoli imprenditori. L'aumento del peso fiscale va dal 20% in più per i più piccoli a un 5% per le aziende più strutturate. Di fronte a ciò c'è chi deciderà di chiudere, chi deciderà di non assumere più o di licenziare, chi di non investire più… Chi chiuderà andrà ad arricchire il mondo del sommerso, del lavoro nero.
"La nostra associazione che della lotta all’abusivismo ne ha fatto un cavallo di battaglia, che si batte strenuamente per una cultura della legalità, perdendo anche associati, conclama di non accettare l’onere fiscale dell’adeguamento”, prosegue Rettore.
Si sa che a fronte di una non congruità, si dovrà attendere l’accertamento dell’Agenzia delle entrate. "I conti delle nostre imprese sono a posto. I nostri imprenditori hanno sempre pagato il dovuto. La crisi insiste. E’ assurdo far finta che non esista. Chiediamo al Governo di rivedere assolutamente tutta la partita degli algoritmi che determinano i parametri degli studi di settore, perché la crisi non è finita!”, chiude Gastaldi. Leggi gli articoli