Rapporto sviluppo socioeconomico 2009-2016. Padova, un malato da curare subito.

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Che destino si vuole ipotizzare per il tessuto economico-produttivo della nostra provincia?I risultati del nuovo studio sullo sviluppo socio-economico di Padova e provincia, hanno classificato la nostra provincia all’ultimo posto nella perdita di "imprese attive totali per province del Veneto”. Un significativo -4,9 di variazione, mentre la media delle altre province si è fermata a – 4,2. In sintesi, Padova e provincia risultano un territorio non demolito dalla crisi, ma nemmeno tale da definirsi ‘trainante’ per lo sviluppo dell’economia regionale. "Padova è un malato e serve una terapia urgente. La crisi ha profondamente intaccato ricchezza e capacità produttiva del nostro territorio. Serve la capacità di ricostruire un tessuto imprenditoriale capace di stare nelle future traiettorie di sviluppo.” dice Gastaldi.

A fine 2014 erano attive in provincia di Padova 89.494 imprese, pari al 20,4% del totale imprese nel Veneto. La nostra provincia si distingue per una presenza relativamente più elevata di attività innovative di servizio alla produzione. Dal 2009 sono scomparse 4.606 aziende pari al -4,9 %. La parte più cospicua della riduzione è a carico di agricoltura (-3.687 imprese pari al -22,5%) e costruzioni (– 1296 pari al 8,9%). Per le manifattura il trend negativo pesa per 863 aziende. Le attività divise per settori sono tutte in perdita, a esclusione delle utilities che fanno registrare un +104% e i servizi tradizionali-innovativi di produzione e i servizi alla persona collettivi e individuali che si fermano a un +7,4%.

Dall’analisi dei redditi pro capite dei padovani, è previsto per il 2016 un + 2,4% di aumento (l’anno scorso la crescita era stata dello 0,7%). "Anche dall’analisi dei redditi dei padovani emerge come Padova "fa fatica” e non riesce a stare al passo con le altre province venete: cresce meno e mantiene una buona posizione in virtù del proprio passato” aggiunge Gastaldi.
Spese e consumi continuano a diminuire, segno di una generale prudenza nei consumi da parte delle famiglie. Spendiamo 16.000 € pro capite, meno di tutte le altre province del Veneto. I padovani hanno quasi 21.000 € di reddito annuo pro capite, il più alto di tutto il veneto.

Gastaldi riprende anche i dati sull’export: " Padova nel 2014/215 ha rallentato la sua capacità di export, lo si nota in relazione alle avanzate di Vicenza e Treviso. E’ indice di una manifattura che fatica ad essere al passo con i tempi. Serve un intervento di rafforzamento del nostro tessuto”.
Con il tasso di disoccupazione solo di poco sopra la media regionale (7,8% su 7,5%), un reddito pro capite superiore alla media regionale, una differenza negativa tra imprese nuove e cessate e un picco di sviluppo tra le cosiddette aziende che appartengono alle utilities, qualche riflessione, nonché proposte concrete, sono d’uopo.  

"E’ indispensabile riaprire un tavolo con tutte le istituzioni locali e la Regione, soprattutto in questa fase che vede l’avvio dei bandi rispetto alle provvidenze comunitarie per ragionare ancora sulla gestione delle crisi, sulle riconversioni professionali, sulla definizione di nuovi progetti di sviluppo per affrontare il tema della ‘ripresa’”, precisa Roberto Boschetto.

La seconda parte dello studio è dedicata ai mandamenti della provincia di Padova. L’indice sintetico di sviluppo mette Padova metropolitana capolista a seguire il Cittadellese mentre in sofferenza restano l’estense e il montagnanese. "Dobbiamo immaginare una nuova strategia orientata allo sviluppo dei nostri territori considerando sempre più Padova rispetto al Veneto, per far sì il tema dello sviluppo sia condiviso anche con le altre province della nostra regione”, continua Boschetto.La cintura metropolitana padovana e l’area colli, sono le aree dove c’è stato il minor numero di perdite in termini di aziende.

Il montagnanese, monselicense ed estense, sono invece i territori dove si sono registrate le maggiori perdite.  "Se non ricominceremo a progettare strategie con le istituzioni e le altre associazioni di categoria e riavvieremo una serie di sinergie, non riusciremo a portare Padova a essere il traino dell’economia veneta”, aggiunge Guerrino Gastaldi. "Altra questione prioritaria, il tema dei giovani e del loro inserimento nel mondo del lavoro. Sia per avviarli all’apertura di nuove imprese, sia per renderli capaci di rispondere alle esigenze del mercato.

Ci vuole una nuova politica di collaborazione con il mondo della scuola a partire dall’alternanza scuola lavoro, oggi obbligatoria nel triennio delle scuole superiori. I nostri imprenditori devono diventare co-formatori con i docenti della scuole, per sfruttare al meglio un’opportunità che il sistema scuola ha reso obbligatorio”, precisa Gastaldi.  

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