CAMBIA IL MERCATO DEL LAVORO A PADOVA Welfare aziendale e prospettive di sviluppo

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Presentato un importante studio (realizzato dal Centro studi Sintesi) che ha evidenziato una serie di punti chiave su cui fare un'analisi, ma soprattutto trovare un piano di lavoro efficace.  Non da soli però.  
Non a caso sono stati coinvolti i rappresentati della più importanti organizzazioni sindacali dei lavoratori (CGIL, CSL, UIL). E' chiaro che si deve trovare una linea di azione comune tra imprese e lavoratori se si vuole cogliere l'efficacia delle novità sul welfare aziendale e far conoscere i suoi vantaggi. Per ora è stato applicato solo ai colossi produttivi.
Quando però più del 97% del tessuto economico produttivo è rappresentato in provinica di Padova, dalle piccole e piccolissime imprese, sorge spontanea una domanda. Dobbiamo espandere le informazioni alle nostre imprese.
I dati ci dicono con molta chiarezza che sono diminuite le imprese ma soprattutto il valore aggiunto che queste sono in grado di attivare, è diminuito il reddito disponibile e di conseguenza anche i consumi, soprattutto per alcune tipologie di beni, è diminuita l’occupazione e aumentata la disoccupazione.
Tra il 2008 e il 2016 il valore aggiunto generato dalla provincia di Padova fa registrare una flessione dell’1,1%; tuttavia, negli ultimi tre anni si riscontra una ripresa dell’economia provinciale, anche se non ancora sufficiente per recuperare quanto perso durante la crisi. Nello stesso periodo, il reddito disponibile e i consumi delle famiglie si sono sensibilmente ridotti: -4.1% e -2.0%; la spesa media famigliare in Veneto si è ridotta del 13% tra il 2008 e il 2015, passando da 3.034 euro a 2.629 euro al mese e la flessione ha riguardato quasi tutte le tipologie di beni e servizi, compresi i prodotti alimentari (-7%).
Anche il mercato del lavoro è profondamente cambiato rispetto al 2008: è diminuito il numero degli occupati (-29.579) e delle imprese attive (-5.485), mentre il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato. Gli anni della crisi economica hanno modificato le abitudini di spesa delle famiglie, in un quadro di generale contrazione dei consumi. Sono questi i tre elementi importanti su cui riflettere e che ci fanno capire come la crisi non deve essere vissuta solo come un problema delle imprese, ma di tutto il tessuto socioeconomico, visto nella sua complessità.

"La crescita del sistema produttivo che noi rappresentiamo passa anche attraverso la tenuta del sistema occupazionale e che la micro e piccola impresa da sempre cerca di tutelare", precisa Guerrino Gastaldi presidente CNA Padova.
Il tessuto economico della provincia di Padova si caratterizza per una rilevante presenza delle piccole imprese: il 94,3% ha meno di 10 addetti (in linea con la media regionale). Le imprese con meno di 10 addetti assorbono il 45,8% dell’occupazione, più che nel complesso del Veneto (43,9%). Dei 313.000 addetti, circa 213.000 sono dipendenti, di cui il 90,2% ha un contratto a tempo indeterminato e il 76,4% lavora a tempo pieno. La manifattura è il primo settore economico in provincia di Padova, assorbendo quasi il 40% dei dipendenti.
L‘artigianato costituisce una realtà di rilievo nel quadro economico della provincia di Padova: le imprese artigiane sono il 29% del totale e rappresentano quasi il 23% del complesso degli addetti. I settori in cui l’artigianato denota una maggiore presenza sono l’edilizia (80,9% delle imprese - 67,2% degli addetti), la logistica (74,9% - 33,2%) e il manifatturiero (71% - 32,4%).
Si tratta anche dei settori maggiormente investiti dalla crisi: le costruzioni hanno perso, tra il 2008 e il 2016, circa 1/3 del valore aggiunto e degli occupati, mentre l’industria registra una flessione meno pesante dal lato produttivo, ma perdite occupazionali di oltre il 20%.
I dati più recenti, in modo particolare quelli relativi al mercato del lavoro, sono confortanti perché si inizia ad intravvedere una maggiore tenuta del sistema occupazionale che si affianca ad una certa stabilità che anche le imprese iniziano a garantire. Si tratta però di una ripresa debole e che non può purtroppo garantire la serenità di cui ci sarebbe bisogno per avviare dei seri percorsi di ripresa.
In questo contesto non possono essere trascurati anche i cambiamenti demografici che stanno interessando la sfera sociale del territorio. La fascia attiva (15-64 anni) della popolazione padovana si sta riducendo: nel 2002 era il 68,6%, mentre nel 2016 risulta essere pari al 64,7%; attualmente gli «over 64» sono il 21,6% della popolazione; negli ultimi 15 anni si è assistito ad una flessione del tasso di natalità e ad un allungamento della speranza di vita.
Alcune condizione su cui operare però ci sono e il welfare aziendale rappresenta uno strumento concreto su cui far convergere imprese e lavoratori. CNA Padova ha cercato di fare un passo in questo senso avviando anche una ricognizione presso le imprese che ha avuto come obiettivo quello di capire se c’è sensibilità verso questo tema, e i dati sono stati moto confortanti. Attualmente il 90% delle imprese intervistate ha attivato degli strumenti di base che consentono di rispondere a bisogni personali e sociali dei propri dipendenti come ad esempio, la flessibilità di orario (42.9%) la sanità integrativa (29,7%)integrazione alla maternità (8.8%). Inoltre quasi la metà delle imprese intervistate ritiene di avere, nei prossimi mesi, disponibilità economiche da destinare a politiche di welfare aziendale, che si concerterebbero su misure di utilità immediata per le imprese, come i buoni sconto nei supermercati (27.5%), buoni pasto (25.3%),ma anche assistenza sanitaria (18.7%) o buoni per asili nido e baby sitter (11%). Gli effetti positivi che generano le politiche di welfare aziendale sono ben compresi dalla quasi totalità delle imprese (87,9), anche se manca ancora consapevolezza rispetto alle agevolazioni fiscali di cui potrebbero godere queste iniziative aziendali.
"Con la presentazione e discussione di questo studio con i sindacati dei lavoratori, vogliamo avviare un dialogo per sviluppare un percorso che sia veramente efficace per imprese e lavoratori. Un Osservatorio Permanente con le parti sociali, per mettere insieme le informazioni e avere maggiore consapevolezza di questo tema. Oggi è possibile per le aziende dare un contributo alla domanda di welfare crescente che caratterizza i lavoratori, ma la pre condizione è che si conoscano i bisogni di welfare dei nostri lavoratori" chiude Gastaldi.

Ecco i grafici dello studio