SFIDA DEI NUOVI PROCESSI DIGITALI, PMI PRONTE?

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Il distretto padovano del terziario avanzato sta crescendo anche se deve fare i conti con un sistema infrastrutturale e culturale che continua a essere penalizzante. A dirlo sono i dati rilevati dallo studio dell'Oseervatorio CNA Padova del terziario avanzato che è stato presentato ieri e condiviso con il tavolo del coordinamento delle categorie del terziario avanzato (Ascom, Confesercenti, Confindustria, Confartigianato, CNA). Consulta lo studio.

Industria 4.0 sta diventando una sfida che il nostro tessuto produttivo non può permettersi di perdere. Per vincere la rivoluzione però, non basta produrre, ma è necessario farlo con nuovi metodi e con innovazioni legate non solo alla robotica, ma soprattutto alla gestione dei processi informatici.

Il terziario avanzato è considerato il driver di questo sviluppo, la tecnologia abilitante che deve diffondere la conoscenza, l’uso e lo sviluppo dei processi di informatizzazione della produzione. Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili, simulazione tra macchine per ottimizzare i processi, gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti, sicurezza durante le operazioni in rete, analisi di base dati per ottimizzare prodotti e processi produttivi, sono solo alcuni esempi di come l’ICT svolgerà un ruolo determinante nella riorganizzazione della produzione, e non solo.

In effetti gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una web revolution sia all’interno delle famiglie che nel tessuto produttivo, ma la diffusione degli strumenti tecnologici nel nostro paese è ancora lenta, soprattutto per le imprese. La diffusione di Internet nelle famiglie ha subito una crescita esponenziale sia in Italia che nel Veneto, dove ora tocca il 72% delle famiglie. Anche l’utilizzo di internet nelle imprese è cresciuto sebbene in Veneto si collochi sul 39.6% contro il 42.6% su base nazionale.

Nel confronto internazionale tuttavia, l’Italia risulta terzultima in Europa per uso del computer.
Tra il 2007 e il 2015 è aumentata notevolmente la quota di italiani che usano il pc, passando dal 45% al 64%, ma siamo ancora lontani dalla media europea (80%) e appena sopra a Romania e Bulgaria. Un’indagine Eurostat, inoltre, conferma il gap esistente tra l’Italia e il resto d’Europa per quanto concerne il livello di penetrazione di Internet tra le famiglie: nel 2016 lo scostamento è di 6 punti percentuali dalla media europea.

Il problema è soprattutto infrastrutturale, anche se da questo punto di vista l’Italia sta leggermente recuperando il gap relativo all’accesso alla banda larga: nel 2007 appena una famiglia italiana su quattro era servita dalla connessione in modalità banda larga, nel 2016 la quota è salita fino al 77% e molto potrà fare il piano del Ministero, Regione Comuni per la diffusione della Banda Ultra Larga, soprattutto per la copertura delle zone a fallimento di mercato.

Dal lato delle imprese, cresce in loro la consapevolezza del ruolo del web: il 71% delle imprese italiane (con almeno 10 addetti) possiede un proprio sito web (75% la media UE) e negli ultimi cinque anni è aumentata pure la quota di imprese che riceve ordini via Internet (11%), sebbene sia quasi la metà della media UE (20%).
Che molto ci sia da fare è evidente se si considera che in Italia l’ICT esprime il 3,2% del Pil, meno della metà di quanto rilevato per Malta (7,2%), al primo posto di questa classifica.

Quali sono i motivi di questo divario?

L’Indice sulla digitalizzazione dell’economia e società elaborato dalla Commissione Europea, pone il nostro paese al 25° posto in UE per livello di digitalizzazione, alle spalle di Germania (11°) e Francia (16°). L’Italia evidenzia un gap in tutti i 5 parametri che compongono l’indicatore generale: connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali.

Il ritardo nel digitale è dovuto anche alla mancanza delle infrastrutture che negli altri Paesi sono diventate il mezzo di diffusione di Internet veloce, ma è soprattutto un ritardo culturale difficile da colmare che si riflette anche nel basso numero di laureati in materie tecniche e scientifiche (scarse competenze digitali). I Paesi che hanno un livello più elevato di digitalizzazione sono anche quelli che sono usciti prima e meglio dalla crisi, come Germania, Francia e Spagna. La Francia è il Paese europeo che più velocemente sta crescendo nel mercato delle imprese digitali. Oggi 1/3 degli studenti francesi vorrebbe lavorare o creare un'azienda digitale; il 74% di loro vorrebbe farlo in Francia dove bastano 4 giorni per creare una startup. Le ragioni del successo di questo paese, si possono individuare anche nel ruolo guida dello Stato: la Cassa depositi e prestiti nel 2014 ha annunciato investimenti per 1,1 miliardi di euro in startup. Inoltre, vi sono più di 40 misure per incentivare l’innovazione e sostenere la nascita di startup innovative e sono previsti incentivi fiscali per le PMI che hanno meno di 8 anni che spendono il 15% in ricerca e sviluppo.

Si tratta di una sfida tutta da giocare, cui il territorio padovano si sta certamente preparando. Sono 6.180 le imprese attive nel terziario avanzato, pari all’8,1% del totale, con una crescita del +10.8% dal 2009 al 2016. Nell’ambito del terziario avanzato, l’High-tech può contare su oltre 950 imprese in provincia di Padova, in aumento del 33.5% rispetto al 2009 quando erano poco più di 700. La rilevanza del terziario avanzato e dell’high-tech padovano si riscontra anche in termini di occupazione, poiché si rileva una maggiore concentrazione di addetti rispetto alla media veneta.

Il nostro è un settore che esprime importanti punti di forza - commenta Cédric Boniolo, presidente di categoria del terziario avanzato di Cna Padova -. Il settore è in forte espansione e c’è una buona capacità di rispondere con prontezza e flessibilità alle richieste delle imprese, ma alcune criticità strutturali devono essere assolutamente risolte, se vogliamo costruire un percorso che porti il digitale a essere il vero driver di sviluppo del territorio”.

Le aziende, in modo particolare quelle della manifattura, sono infatti, pronte a investire in questo senso. L’Osservatorio ha avviato anche una rilevazione per capire come rispondono le imprese alla proposta di introdurre nuove tecnologie digitali. E’ risultato che un’impresa su tre nell’ultimo anno, ha introdotto innovazioni digitali nei sistemi produttivi e il 90% degli imprenditori intervistati ha dichiarato l’importanza di proseguire su questa strada anche assumendo personale qualificato.

Certamente l’analfabetismo digitale che caratterizza ancora in parte il nostro tessuto produttivo, i problemi nell’accesso al credito e un deficit infrastrutturale che non agevola la diffusione dei servizi offerti, sono tra i principali problemi con cui il settore si deve confrontare. Il territorio padovano può tuttavia offrire opportunità di crescita sia alla categoria sia al sistema produttivo nel suo complesso.