IMPRESE DELLA BASSA IN MOVIMENTO. FUSIONE DEI COMUNI QUALI PROSPETTIVE?

Print Friendly and PDF

Sono intervenuti il sindaco di saletto Saletto, Michele Sigolotto, la sindaco di Megliadino San Fidenzio, Daniela Bordin, il sindaco di Santa Margherita d'Adige, Gianfranco Gusella. 

I piccoli comuni costituiscono un importante fenomeno identitario, ma oggi richiedono una riflessione complessiva sull'effettiva capacità e possibilità di erogare servizi standard alla propria popolazione di riferimento. La fusione tra Comuni costituisce uno strumento importante per far fronte alla carenza di risorse economiche e per affrontare la complessità della gestione dei servizi pubblici.

“Come imprenditori responsabili, dobbiamo farci carico di questa evoluzione in atto e soprattutto monitorare il problema per capire in quale direzione stanno andando i comuni della Bassa padovana”, precisa Fabio Vascon, presidente della CNA di Este.

“Abbiamo organizzato questo evento aperto alle comunità e non solo al tessuto imprenditoriale, per capire le opportunità e le conseguenze delle possibili fusioni. Ci rendiamo conto che vi sono forti resistenze all’accorpamento dei comuni, anche se non hanno più senso ai fini dell’organizzazione dei servizi d’uso quotidiano in quanto non sono più coerenti con lo sviluppo socio-economico territoriale. Lo facciamo partendo da un caso specifico, il progetto Quattro ville. Infatti il prossimo 17 dicembre i cittadini di Megliadino San Fidenzio, Megliadino San Vitale, Santa Margherita d’Adige e Saletto saranno chiamati a votare per esprimersi sulla volontà o meno di procedere alla fusione di questi quattro comuni”, prosegue Vascon.
La questione prende le basi da un dato oggettivo: oggi in Italia ci sono 8.000 comuni, di cui circa il 70% con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. Questi comuni hanno forti identità, specificità e vivacità culturali, ma nello stesso tempo non dispongono di risorse finanziarie adeguate.

I comuni con meno di 5.000 abitanti rappresentano il 48% del totale dei comuni della provincia di Padova. Queste amministrazioni municipali hanno dovuto, entro lo scorso anno, gestire obbligatoriamente mediante convenzione o unione tutte le funzioni fondamentali.
Nei comuni con meno di 5.000 abitati, risiede il 16% degli abitanti della provincia padovana, occupando tuttavia ben il 40% della superficie territoriale. La pianificazione del territorio passa inevitabilmente anche dai piccoli comuni.

I piccoli comuni della provincia di Padova fanno registrare un reddito medio che non supera i 12.000 euro per abitante, a fronte dei 12.800 euro della fascia 5-10mila abitanti e dei quasi 14.000 euro dei Comuni tra 10 e 15mila abitanti. Inoltre, i comuni di minore dimensione demografica denotano una bassa concentrazione di addetti (23,7 ogni 100 abitanti), ponendosi ampiamente al di sotto della media provinciale (35,3).
A causa della maggiore incidenza dei costi fissi, la spesa corrente dei comuni padovani con meno di 5.000 abitanti è pari a 505 euro procapite, a fronte dei 434 euro della fascia 5-10mila e dei 448 euro della fascia 10-15mila. La combinazione tra un elevato peso dei costi fissi e una base imponibile più bassa rispetto alla media,“costringe” i piccoli comuni a richiedere un maggior sforzo fiscale ai propri cittadini.

Se si pensa (studio dell’osservatorio CNA Padova) che con le aggregazioni comunali, ipotizzandone 14 per i comuni della parte sud della provincia di Padova, nel complesso, i medesimi comuni incasserebbero trasferimenti aggiuntivi pari a 16,7 milioni di euro all’anno per un periodo di dieci anni, in alcuni casi, l’incentivo annuo arriverebbe addirittura al 137% dell’importo dei trasferimenti persi rispetto al 2010, vien da sé la riflessione: “perché questa operazione non è ancora diventata una prassi? Speriamo che il progetto quattro ville venga accolto favorevolmente e diventi esempio virtuoso per altre future aggregazioni” chiude Vascon.

Tra gli interventi, Guerrino Gastaldi, presidente CNA Padova e Boris Sartori, responsabile categoria CNA Padova.