Dopo il voto. LE IMPRESE SPINGONO L’ITALIA. NON FERMIAMOLE!

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Qualunque sarà la compagine che formerà il nuovo governo, dovrà rispondere ad alcune domande cruciali: come incrociare domanda-offerta di lavoro, come non fermare la ripresa in atto delle pmi, essere in grado di scegliere cosa fare per non perdere ‘il treno’.

Industria 4.0. Le cose stanno andando bene, il parco macchine delle imprese bene o male si sta rinnovando così come l’acquisto di sistemi di connessione. Resta da fare ancora parecchio. Università: unire imprese e atenei (i cosidetti competence center), far ragionare i grandi capi filiera come Enel, Finmeccanica, Fincantieri, Eni.

Piccoli. Si sostiene che la polarizzazione delle imprese si suddivida in: 20% lepri, altrettante tartarughe (in ritardo cronico), 60% in mezzo al guado. Questo dovrebbe essere il quadro delle Pmi italiane. Manca un monitoraggio vero. Si salva solo chi entra in filiera di fornitura? Ci può essere una politica industriale per le pmi che non sia di pura conservazione? Rimettiamo in pista la figura del garante delle Pmi che è stata eliminata… in chiave rinnovata?

Export. Le cose stanno andando bene. Deve crescere il numero di imprese che vendono all’estero come ricorda Carlo Calenda. I paesi più promettenti sono USA Cina Polonia…

Mismatch (domanda-offerta lavoro)
Non si riesce a raccordare la domanda-offerta di lavoro. Ci sono aziende dinamiche che vorrebbero assumere, ma non trovano le persone che ricercano. Ci vuole un piano straordinario in tempi brevi per gli Its .

Un po’ di numeri
+1,5% la crescita del Pil, 1,716 miliardi nel 2017.
+10 miliardi in innovazione. E’ l’investimento aggiuntivo privato previsto per il 2017 dal Piano Nazionale dell’industria 4.0.
+ 1,5% lo shopping straniero. Gli investitori esteri sono più interessati alle aziende italiane: 244 fusioni nel 2017.
E’ chiaro che l’instabilità politica con la frammentazione dei consensi preoccupa. Facciamo fatica a pensare che questi siano temi cui verrà data la priorità.