CONTRATTI. NON SI POSSO CAMBIARE LE REGOLE IN CORSO

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Decreto Dignità. C'è preoccupazione per la reitroduzione delle casuali nei contratti a tempo determinato. "Sui contratti non si possono cambiare le regole in corso". Intervista a Guerrino Gastaldi, vicepresidente nazionale CNA. 
Si riprodurrebbe la stessa situazione di incertezza che in passato è stata fonte di numerosi contenziosi, in contrasto con la volontà espressa dal Governo di introdurre elementi di forte semplificazione in campo economico.
A fronte di una situazione di incertezza politica ed economica, la crescita registrata dall'osservatorio permanente CNA sull’occupazione a giugno tra artigiani, micro e piccole imprese del 3% su giugno 2017, potrà fare da base per un rilancio più solido della situazione economica?  E i nuovi equilibri politici danneggeranno o potranno consolidare questo trend positivo? 
Con l’approvazione del cosiddetto Decreto Dignità il legislatore ha reintrodotto l’obbligo di causale per le assunzioni con contratto a termine che superino i dodici mesi e ha ridotto il termine di durata massima da 36 a 24 mesi. In assenza di un quadro congiunturale sufficientemente consolidato, è improbabile che le attuali posizioni a termine possano essere trasformate in posti di lavoro permanenti. Appare più plausibile che le imprese continueranno a utilizzare soprattutto i contratti a tempo determinato sia per inserire nuova manodopera nei processi produttivi sia per prorogare quella in essere. Ed è anche verosimile che il ricambio dei lavoratori possa procedere con maggiore frequenza – conclude lo studio – proprio in conseguenza della riduzione della durata massima dei contratti a tempo determinato.
Eliminando le causali, l’occupazione nelle micro e piccole imprese e nell’artigianato è cresciuta del 12,4%, sostenuta anche dal miglioramento del clima congiunturale ma soprattutto dalla possibilità di assumere con il contratto a tempo determinato, uno strumento che consente alle imprese di trasformare ogni aspettativa di ripresa in nuova occupazione.
Nel complesso in Italia la quota di contratti a tempo determinato è del 12,1%, in linea con la media di contratti temporanei nell’Unione europea (12,2%) e ben al di sotto del 13,7% registrato nell’Eurozona.
Va sottolineato che questa tipologia contrattuale garantisce piena tutela ai lavoratori assunti e parità di trattamento rispetto agli assunti a tempo indeterminato. Esiste il rischio concreto che eventuali modifiche affrettate abbiano le stesse conseguenze negative dell’abolizione dei Voucher, che ha prodotto una drastica riduzione delle attività per le quali venivano utilizzati.