Intervista al Magnifico rettore. L’educazione è una fonte di reddito

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La città di Padova è la sua Università e il Bo’ resta il luogo per antonomasia simbolo del fervore culturale che la contraddistingue nel mondo. Le stanze del Rettorato mantengono qualcosa di magico, misterioso agli occhi di chi ha avuto la fortuna e l’audacia di terminare un percorso di studi all’università di Padova. Una fascinazione che incanta e rapisce. Il professor Rosario Rizzuto, il Magnifico rettore ci accoglie e immerso nel suo tablet, si abbandona a considerazioni e riflessioni sui dati freschi di pubblicazione delle percentuali di incidenze scuole superiori-scelta atenei… I ragazzi del sud che prediligono Padova piuttosto che Bologna, gli studenti dei comuni del nord del Veneto che prediligono Trento e Udine… Padova che è sempre un po’ più ‘sotto’ Bologna… E commenta con noi rompendo così il silenzio reverenziale consentendo il fluire di una conversazione interessante sui rapporti tra Università e mondo delle imprese, tra il luogo preposto all’eccellenza della ricerca scientifica e la città di Padova, le istituzioni e il territorio.

Magnifico rettore, ormai ha compiuto più di metà del suo mandato, che Università ha trovato e come la sta trasformando?
Un’università che dura nel tempo, grande e prestigiosa, non ha bisogno di cambiare radicalmente e i  cambiamenti che si possono apportare, si fondano su una realtà solida e su una qualità sostenibile.
La ricerca scientifica è il nostro punto di forza indiscusso, siamo al primo posto in Italia è e resta il trampolino per altri obiettivi importanti. Per prima cosa, parlare sempre di più con la città e con il mondo economico; secondo, aumentare gli studenti e svolgere la funzione di incrementare quel numero di laureati basso che l’Italia ha e quindi portarlo ai valori dei paesi uguali a noi per avere una forza lavoro che sia sempre più qualificata dal punto di vista delle conoscenze e terzo, aumentare gli studenti internazionali che sono prestigio per le università e per la città che li ospitano, sono relazioni che si stringono con i paesi di origine di questi ragazzi che diventeranno dei capisaldi per le loro nazioni.
Abbiamo un numero complessivo di 60.000 studenti di cui circa 40.000 in percorso regolare e 20.000 fuori corso. Il nostro obiettivo è avere più studenti regolari che arrivino il prima possibile alla laurea, corsi nuovi        per mantenere il numero di studenti iscritti, ma aumentare il numero degli studenti che arrivano alla laurea nei tempi previsti dal corso intrapreso.

Didattica e ricerca a Padova sono sempre state di buon livello. Lei ha cercato anche di "riportare dei cervelli" nella nostra città. L’università di Padova continua a essere centrale in questo?
Abbiamo avuto un grande successo offrendo delle opportunità all’università di Padova. I cervelli all’estero li abbiamo recuperati e in questo quadriennio siamo riusciti a far rientrare una cinquantina di ricercatori, professori che erano stabili all’estero. Questo dimostra, ed è un segnale per tutto il paese, che se noi diamo prospettive concrete ai ragazzi per restare e per quelli che vanno all’estero a fare esperienza, dobbiamo offrire le opportunità per farli rientrare. Solo così non sprecheremo quel capitale umano che abbiamo formato e per lo meno non lo avremo donato ad altri.

La relazione tra Università e il sistema delle imprese, come si struttura?
Se dobbiamo essere ambiziosi e di successo, non ci si deve accontentare mai dei risultati ottenuti. Se guardo la situazione attuale, la relazione dell’università con il mondo economico è sempre più forte.
Nella fase di formazione dei nostri ragazzi (abbiamo 3000 ragazzi che ogni anno vanno a fare lo stage in un’azienda) che iniziano a conoscere il mercato del lavoro e le necessità del mondo economico in cui si inseriranno.
Dal punto di vista dello studio abbiamo relazioni di ricerca scientifica e applicata con il mondo imprenditoriale. Siamo la terza università dopo i due politecnici per numero di brevetti valorizzati.

La piccola impresa e l’artigianato possono avere un ruolo importante nello scenario economico-produttivo del nostro territorio? E come potrebbero ottenerlo?
Sono la forza di questa regione. Sono la realtà di successo di questa regione. Il tessuto economico veneto si basa su un’imprenditorialità diffusa, dinamica e forte. Se questa imprenditorialità diffusa si incrocia con le conoscenze che escono dall’Università, avendo le piccole imprese la capacità di cambiare rapidamente, possono rappresentare il vero volano per la trasformazione dell’economia. La piccola impresa è molto più plastica rispetto alla grande industria. Per fare questo, l’Università dovrebbe parlare con centinaia di interlocutori, e questa è una difficoltà. Riuscire a incrociare il patrimonio diffuso di conoscenza dell’Università con il patrimonio diffuso delle realtà micro imprenditoriali, aprirà la strada a progetti di straordinaria efficacia.

Come giudica il rapporto con il Comune, la Camera di Commercio e la Regione?
Secondo me è positivo. Con la Regione abbiamo sviluppato le reti di innovazione che mettono insieme centinaia di imprese e Università, sotto la regia della Regione stessa con progetti e finanziamenti della Regione. Queste reti si sono dimostrate di grande efficacia. Con la CCIAA e le associazioni di categoria abbiamo avviato rapporti scientifici sempre più frequenti ed efficaci e con il Comune anche. Il comune di Padova riconosce alla sua Università una presenza importante, sia per l’impatto culturale di prestigio, sia  per l’impatto economico. E’ un patrimonio sessantamila studenti che generano vitalità. Il comune riconosce questo e noi riconosciamo di vivere in una città che vede nell’Università il suo fiore all’occhiello. Grazie a questo forte apprezzamento sono nati due progetti, il polo universitario al Beato Pellegrino e il nuovo progetto sull’ex caserma Piave che nel giro di qualche anno diventerà un altro vivace campus…
Tutto questo non sarebbe possibile se non avessimo il sostegno pieno delle istituzioni, del Comune in primis.

Lei è un rettore molto pragmatico… ma il territorio può essere più interattivo con l’Università?
L’apprezzamento reciproco e la collaborazione è già forte. C’è bisogno di piani operativi. Se vogliamo che il numero di studenti cresca. Padova può trasformare l’Università in valore economico, ma deve essere consapevole che bisogna offrire in cambio dei servizi agli studenti. Si devono organizzare alloggi, servizi; se “il passa parola” così martellante dei giovani, capisce che Padova ‘può’, accoglie questa proposta di valore e sceglie il nostro ateneo. 
Noi dobbiamo cercare dei piani operativi… sessantamila studenti che se vogliamo far crescere dobbiamo capire che l’educazione è una fonte di reddito assai importante. Gli studenti devono essere considerati come una fonte di ricchezza, un valore culturale economico sociale.
Dobbiamo però dare le condizioni generali e per fare questo abbiamo bisogno dell’azione congiunta di tutti.